Spoglie di dolore.
Cammini adagio al tuo funerale, nessuno ti segue, sei solo con te stesso e trascini la tua bara.
Chissà come sei finito lì, questo non lo sai, ti guardi intorno ma la cornice è sfocata, continui a trascinare.
Piangi, ti getti a terra, fingi di essere vivo, ma nessuno ci sarebbe mai cascato, ti rialzi a continui a trascinare la bara.
Passo cadenzato, inciampi sui residui della tua inesistenza.
Camminare verso la morte.
Perché non ti volti, ripercorri i tuoi passi, perché non torni ad esistere?
Quale forza ti sta trascinando? Quale fiume ha una corrente così impetuosa da non permettere opposizione?
Triste, più che mai solo e straziato, trascini la tua bara.
L’oscurità si cala intorno a te e allo straccio inumidito dei tuoi pensieri, hai sete di te stesso ma hai lasciato la fonte alle spalle.
La bara ti sta trascinando.
La ruota panoramica della morte continua a girare sempre più forte e non puoi più scendere.
Lanci un urlo nel cielo, nessuno può sentirlo, la tua voce è l’ultrasuono dell’anima, la bara continua a trascinarti.
Passi sopra un ponte, guardi il fiume, vorresti farla finita con questa morte e gettarti, ma il fiume, là sotto, è una mera illusione.
3 Commenti
poeta…illusionista…riesumatore di cadaveri…stralci di malinconia ad arte
arrossisco
Un post meglio dell’altro. Complimenti!