Perderei una vita a contare il numero di parole inutili scritte.
Perché scrivere, perché?
Esternare, condividere, liberarsi? Da cosa?
Piangere di fronte alla propria mancanza di talento?
Metterci il cuore per poi non ritrovarlo?
Tentare di scrivere un romanzo che in tutti i casi non leggerà mai nessuno?
Seminare verbi per raccogliere tonnellate di inutili aggettivi?
Rigurgitare il caos su di una tastiera?
Possiamo continuare a farlo senza chiedercelo.
Possiamo smettere di farlo e continuare a chiedercelo.
Perché scrivere?
Non ho risposte.

4 Commenti

  1. e allora perché suonare il violino o il pianoforte se non si terrà mai un concerto?
    Dipingere una natura morta se poi resterà appesa nel proprio salotto?
    Scattare fotografie che mai guarderemo o che ci faranno venire solo nostalgia?
    Si scrive solo perché è così, necessario, come respirare

  2. dici?
    io credo si possa vivere anche senza
    che poi non ci riesca è altra storia :)

  3. Una volta scrivere era per me uno sfogo una liberazione un surrogato del pianto. Poi divenne un dolore, una sofferenza, scrivere mi faceva male e smisi di farlo. Poi ripresi e riprese il dolore. Adesso (scrivo poco) è anche un gioco, mi piace cercare nuove frasi, allineare sintagmi che sintetizzino e allo stesso tempo illuminino. I popositi ci sono. Il fatto è che mancano i risultati.

  4. Scrivere è il più nobile atto creativo che esista. E in ogni creazione, anche nella più semplice e meno riuscita, c’è la dignità di una nuova nascita. Si scrive per il piacere di farlo, per il gusto/necessità di tuffarsi in un mondo “totalmente altro”, per condividere (prima di tutto con sè stessi) sentimenti che altrimenti resterebbero intrappolati nella gabbia dell’inespresso…e vivere senza “creare”, per me, è vivere a metà.

    P.S. Riflessione un po’ troppo “seriosa” per uno che si firma Uncle Sam…mi sa che sono poco credibile….un abbraccio


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