Scrivere svuota, scrivere distrugge, sono vicino alla fine della parola ma mi ci ricongiungo al vertice di una giornata vuota.
Vuoto lo sguardo di chi tenta di guardarmi, nulla la presenza dei corpi che mi circondano.
Niente, non voglio sentire nulla, voglio poter cullare i miei aggettivi e cantare la ninna nanna al verbo della mia esistenza.
Inutile.
Divagazione.
Interiore.
Sto premendo convulsivamente questa maledetta tastiera, questi strafottuti tasti, alla ricerca di qualcosa più grande di me, il mio Io ingigantito da inutili punteggiature. E se solo potessi, per un istante, guardare oltre questo cazzo di schermo e cogliere il senso delle cose nella forma più pura, quella indescrivibile, smetterei di scrivere.
Parole che pesano, in fondo, solo se posate sulla bilancia di noi stessi.